Ombra mai fu

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Frondi tenere e belle
del mio platano amato
per voi risplenda il fato.
Tuoni, lampi, e procelle
non v’oltraggino mai la cara pace,
né giunga a profanarvi austro rapace.

Ombra mai fu
di vegetabile,
cara ed amabile,
soave più.

Georg Friedrich Händel, aria dal Serse (Xerxes, opera seria, HWV40)


Per Bruno

 

 

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Primavera

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Maledetta, tu profumi.
E mi sconquassi le vene.
Dalle finestre socchiuse
entra l’aroma fresco e penetrante
dei tuoi incantati sensi.
Muovi il vento
scuoti prepotente le foglie
e dopo averli inumiditi degli umori della terra
riempi l’aria di tutti i tuoi fiori.
Poi prendi a battere i tuoi tamburi.
Il tuo palpito mi stringe i polmoni e la gola
boccheggio come presa in una morsa d’acciaio.
Il tuo canto mi perfora la mente
strazia la mia anima animale
incatenata al palo del buio in cui fluttuo.

Tu mi chiami e mi richiami a te
ma tra le labbra esangui, io non ho più vita da darti.

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L’Albatros

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Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra,
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d’amore.

(Alda Merini)

 

 

(immagine dal web)

Io non ho paura

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Fiorella Mannoia

Ci penso da lontano da un altro mare un’altra casa che non sai
La chiamano speranza ma a volte è un modo per dire illusione
Ci penso da lontano e ogni volta è come avvicinarti un po’
Per chi ha l’ anima tagliata l’amore è sangue, futuro e coraggio
A volte sogni di navigare su campi di grano
E nei ritorni quella bellezza resta in una mano
E adesso che non rispondi fa più rumore nel silenzio il tuo pensiero
E tu da li mi sentirai se grido
Io non ho paura
Il tempo non ti aspetta
Ferisce questa terra dolce e diffidente
Ed ho imparato a comprendere l’indifferenza che ti cammina accanto
Ma le ho riconosciute in tanti occhi le mie stesse paure
Ed aspettare è quel segreto che vorrei insegnarti
Matura il frutto e il tuo dolore non farà più male e adesso alza lo sguardo
Difendi con l’amore il tuo passato
Ed io da qui ti sentirò vicino
Io non ho paura
E poi lasciarti da lontano rinunciare anche ad amare come se l’amore fosse clandestino
Fermare gli occhi un istante e poi sparare in mezzo al cielo il tuo destino
Per ogni sogno calpestato ogni volta che hai creduto in quel sudore che ora bagna la tua schiena
Abbraccia questo vento e sentirai che il mio respiro è più sereno
Io non ho paura
Di quello che non so capire
Io non ho paura
Di quello che non puoi vedere
Io non ho paura
Di quello che non so spiegare
Di quello che ci cambierà

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Under pressure

Video


Queen
(traduzione del testo)

Pressure pushing down on me
Pressing down on you no man ask for
Under pressure, that burns a building down
Splits a family in two
Puts people on streets
It’s the terror of knowing
What this world is about
Watching some good friends
Screaming let me out
Pray tomorrow, gets me higher
Pressure on people, people on streets
Chippin’around, kick my brains around the floor
These are the days
it never rains but it pours
People on street, people on streets
It’s the terror of knowing
What this world is about
Watching some good friends
Screaming let me out
Pray tomorrow, gets me higher
Pressure on people, people on streets
Turned away from it all like a blind man
Sat on a fence but it don’t work
Keep coming up with love but it’s so slashed and torn
Why, why, why
Love
Insanity laughs under pressure we’re cracking
Can’t we give ourselves one more chance?
Why can’t we give love that one more chance?
Why can’t we give love?
Cause love’s such an old fashioned word
And love dares you to care for
The people on the edge of the night
And love dares you to change
our way of
Caring about ourselves
This is our last dance
This is our last dance
This is ourselves
Under pressure
Under pressure
Pressure

 

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Vai incontro al mondo. Offri ciò che hai

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Vai incontro al mondo col sorriso.
Come un bambino offri tutto ciò che hai allungando fiduciosa le braccia.
Congiungi le mani, dona una coppa piena di te.

Come un bambino ti offri al mondo con tutta la gioia e l’allegria.
Perchè ami il mondo come solo un bambino può amarlo.
E paghi, paghi, paghi tutto. Ogni ora, ogni giorno, ogni notte.

Così impari che l’amore che sai dare non vale nulla, se non hai a chi darlo.
Impari che anche se immenso, è meno di uno scarto,
e ti senti merce senza valore.

Così impari che la tua passione è solo un fascio di dolore, se non è amata.
Impari che anche se travolgente, è un inutile vento,
e ti senti vuota come una vela in porto.

Così impari che la tua tenerezza è la tua peggiore nemica, se non trova mani delicate.
Impari che anche se preziosa, è il tuo carnefice,
e ti senti in pericolo avendola al tuo fianco.

Così impari che la tua libertà è il tuo stesso boia, se non l’ammazzi prima tu.
Impari che essere te stessa, è la tua condanna,
e ti senti ogni giorno più morta per difendere lei.

Così impari che quelli che ami ed hai amato, ti costringono ad essere ciò che non sei.
Impari che temono la tua forza e la tua rabbia, ma che ti vogliono così,
e ti senti condannata senza appello.

Così impari che ami il mondo ma il mondo non ama te.
Impari che sei davvero libera, ma in una sconfinata prigione,
e ti senti sola da sempre e per sempre.

Ed è così che impari che la tua sentenza di morte
l’avevano pronunciata il giorno stesso in cui sei nata.

 

(immagine dal web)

La casa del serpente

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Ivano FOSSATI

Tu lo chiami amore e non lo vedi eppure lo chiedi
Col falso pudore che ha chi provoca l’amore e non ne da
Tu che dici amore in quale amore credi tu in punta di piedi
Che vegli la tua liberta’ se c’e’ amore non è te che prendera’

Io so soltanto che con te ho aspettato
Qualche cosa che non è arrivato
Ma stare a corto di pazzia mi toglie l’allegria, la voglia
Di mandare il sangue al cuore di mandare sangue al cuore

Io so soltanto che con te ho aspettato
E che il tempo mio non è bastato
Ma la casa del serpente ha i suoi colori il sole ne sta fuori
Non sfiora la fragilita’ di chi fa della paura una sua serenita’

Io so soltanto che con te ho aspettato
Qualche cosa che non è arrivato
Ma stare a corto di pazzia mi toglie l’allegria, la voglia
Di mandare il sangue al cuore di mandare sangue al cuore

E la casa del serpente avra’ sempre il suo colore
Io so soltanto che con te ho aspettato
Io so soltanto che con te ho aspettato

 

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L’anima innamorata

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Tu non sai: ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano
o diventano sogni.
Pensa che in un albero c’è un violino d’amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio
e poi diventa vita.
Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire

(Alda Merini)

 

 

 

(immagine dal web)

Invito alla vita

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Arrabbiati, ti amo arrabbiato e ribelle,
rivoluzione cocente, esplosione.
Ho odiato il fuoco che dorme in te,
sii di brace diventa una vena appassionata,
che grida e s’infuria.
Arrabbiati, il tuo spirito non vuole morire non essere
silenzio innanzi al quale scateno la mia tempesta.
La cenere degli altri mi è sufficiente, tu, invece, sii di brace.
Diventa fuoco ispiratore delle mie poesie.
Arrabbiati, abbandona la dolcezza, non amo ciò che è dolce
il fuoco è il mio patto,
non l’inerzia o la tregua con il tempo
non riesco più ad accettare la
serietà e i suoi toni gravi e tranquilli.
Ribellati al silenzio umiliante
non amo la dolcezza ti amo pulsante e vivo come un bambino
come una tempesta, come il destino assetato di gloria suprema, nessun
profumo può alterare le tue visioni, nessuna rosa…La pazienza?
È la virtù dei morti.
Nel gelo dei cimiteri, sotto l’egida dei versi
si sono addormentati e abbiamo dato calore alla vita
un calore esaltato,
passione degli occhi e delle gote.
Non ti amo oratore, ma poeta il
cui inno esprime ansia tu canti, sebbene alterato, anche se la tua gola
sanguina e se la tua vena brucia.
Ti amo boato dell’uragano nel vasto
orizzonte bocca tentata dalla fiamma, disprezzando la grandine
dove giacciono desiderio e nostalgia.
Odio le persone immobili aggrotta le
sopracciglia, mi annoi quando ridi
le colline sono fredde o calde,
la primavera non è eterna
il genio, mio caro amico, è cupo e i ridenti sono
escrescenze della vita
amo in te la sete eruttiva del vulcano
l’aspirazione della notte profonda a incontrare il giorno
il desiderio della sorgente generosa di stringere le otri
ti voglio fiume di fuoco,
la cui onda non conosce fondo.
Arrabbiati contro la morte maledetta non sopporto più i morti.

(Nazik al-Mala’ika, da “Non ho peccato abbastanza”)

 

 

 

(immagine dal web)

Folle, folle, folle di Amore per te

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Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

(Alda Merini, da Clinica dell’abbandono)

 

Folle, folle, folle di Amore per te – dal sito

 

 

(immagine dal web)

È sempre stato così incerto il cammino fino a te

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È sempre stato così incerto il cammino fino a te:
tanti mesi di pietre e di spine, di
cattivi presagi, di rami che graffiavano la
carne come tridenti, di voci che mi
dicevano che non valeva la pena continuare, che
il tuo sguardo era già una menzogna; e il mio

cuore sempre così sordo a tutto questo,
sempre a gridare qualcos’altro più alto affinché
le gambe non potessero ricordare le
loro ferite, perché i piedi ignorassero
le pene del viaggio e avanzassero tutti
i giorni di un poco, quel poco che
era tutto per raggiungerti. Fu per questo che,

al contrario di te, non volli dormire quella
notte: i tuoi baci si trovavano ancora tutti
sulla mia bocca e il disegno delle tue mani
sulla mia pelle. Io sapevo che addormentarsi

era smettere di sentire, e non volevo perdere i
tuoi gesti sul mio corpo un secondo che
fosse. Allora mi sedetti sul letto a guardarti
dormire, e sorrisi come mai avevo sorriso prima
di quella notte, sorrisi tanto. Ma tu parlasti

improvvisamente nel sonno, allungasti il
braccio verso me e chiamasti sottovoce.
Chiamasti due volte. O tre. E sempre così
sottovoce. Ma nessuna fu per dire il mio nome.

(Maria do Rosário Pedreira, trad. di Mirella Abriani)

 

 

(immagine dal web)

Canzone per Alda Merini

Roberto Vecchioni

Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,
contandosi i pezzi lasciati là fuori,
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.

Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,
ora l’unico tempo è nel tempo che colsi:
qui dentro il dolore è un ospite usuale,
ma l’amore che manca è l’amore che fa male.

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
perduto, straziato,
raccolto, abbracciato

Ogni amore della vita mia
ogni amore della vita mia
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora.

Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana,
com’è dolce il ricordo di Dino Campana;
perché basta anche un niente per esser felici,
basta vivere come le cose che dici,
e dividerti in tutti gli amori che hai
per non perderti, perderti, perderti mai.

Cosa non si fa per vivere,
cosa non si dà per vivere,
guarda! Io sto vivendo

Cosa mi è costato vivere?
Cosa l’ho pagato vivere?
Figli, colpi di vento…

La mia bocca vuole vivere!
La mia mano vuole vivere!
Ora, in questo momento!

Il mio corpo vuole vivere!
La mia vita vuole vivere!
Amo, ti amo, ti sento!

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
buttata, stracciata,
raccolta, abbracciata

Questo amore della vita mia,
ogni amore della vita mia,
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora

 

Buon Compleanno Alda, ovunque tu sia…

 

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La carne e il sospiro

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Io sono la tua carne,
la carne eletta del tuo spirito.
Non potrai mai visitarmi nel giorno
prima che il puro lavacro del sogno
mi abbia incenerita
per restituirmi a te in pagine di poesia,
in sospiri di lunga attesa.

Temo per il mio dolore,
come se la tua dolcezza
potesse farlo morire
e privarmi così di quel paesaggio misterioso
che sono i ricordi.
Sono piena di riti
e della logica dei ricordi
che viene dopo, quando si affaccia alla mia vita
il rendiconto della verità giornaliera,
il sogno affogato nell’acqua.
Sono misteriosa come tutti,
ogni mio movimento è un miracolo
e tu lo sai,
ma il grande passo
che io possa fare è quello di venire da te
(un viaggio infinito senza ristoro,
forse un viaggio che mi porterebbe a morire
perchè io sono il canto e la lunga strada).

Il canto muore, va a morire
nelle viscere della terra
perchè io sono la misura
del tuo grande spettacolo di uomo;
sono lo spettatore vivo
delle tue rimembranze ma anche l’insetto,
l’animale che sogna e che divora.

Prima della poesia viene la pace,
un lago sempiterno e pieno
sopra il quale non passa nulla,
neanche un veliero;
prima della poesia viene la morte,
qualche cosa che balza e rimbalza
sopra le acque; il lungo cammino
di una folle di genio e di malizia
che porta lontano.

Ma io e te siamo soli
come se fossimo stati creati
primi e per la prima volta;
io e te siamo riemersi dal fango della folla
e giornalmente tentiamo di rimanere soli
in questa risma di carte
che è il grande spettacolo dei vivi.
Io e te siamo esangui,
senza voglia di finire questo incantesimo.
Incolori e indomiti, siamo soli
nel limbo del nostro piacere
perchè io e te
siamo pieni di amore
Io e Te.

(Alda Merini, da il “Fiore di poesia 1951-1997”, Einaudi)

 

(immagine dal web)

I portatori di sogni

Henri Rousseau – “Il Sogno” –

 

Tutte le profezie raccontano
Che l’uomo creerà la propria distruzione.
Ma i secoli e la vita che sempre si rinnova
Hanno anche generato una stirpe di amatori e sognatori;
uomini e donne che non sognano la distruzione del mondo,
ma la costruzione di un mondo pieno di farfalle e usignoli.
Li hanno chiamati illusi, romantici, pensatori di utopie,
hanno detto che le loro parole sono vecchie
e in effetti lo sono,
perché la memoria del paradiso è antica
nel cuore dell’uomo.
Sono pericolosi – stampavano le grandi rotative
Sono pericolosi – dicevano i presidenti nei loro discorsi
Sono pericolosi – mormoravano gli artefici di guerra
Bisogna distruggerli- stampavano le grandi rotative
Bisogna distruggerli – dicevano i presidenti nei loro discorsi
Bisogna distruggerli – mormoravano gli artefici di guerra
I portatori di sogni conoscevano il loro potere
e perciò non si sorprendevano.
E sapevano anche che la vita li aveva generati
per proteggersi dalla morte annunciata dalle profezie.
E perciò difendevano la loro vita anche con la morte.
E perciò coltivavano giardini pieni di sogni
che esportavano con grandi nastri colorati;
e i profeti dell’oscurità passavano notti e giorni interi controllando tutti i passaggi ed i sentieri,
cercando quei carichi pericolosi
che non hanno mai potuto intercettare,
perché chi non ha occhi per sognare
non vede i sogni né di giorno né di notte.
E nel mondo si è scatenato un gran traffico di sogni
che i trafficanti della morte non riescono a bloccare;
e dappertutto ci sono quei pacchetti con grandi nastri colorati
che solo questa nuova stirpe di veri esseri umani può vedere
E i semi dei loro sogni non si possono scoprire
perché vanno avvolti in rossi cuori
o in larghi vestiti di maternità
dove i piedini sognatori caprioleggiano nei ventri che li vogliono portare.

(Gioconda Belli)

 

(immagine dal web)