Una virtù vacillante

Citazione


Setzuko era diversa.
Per sentirsi veramente viva aveva bisogno di qualcosa simile a una poesia. Una poesia squisitamente erotica.
Un concetto il più vicino possibile a una sensazione carnale.
Non, come accade agli uomini, un’idea che si trasforma in sensazione carnale, bensì una sensazione carnale che si trasforma in idea, che prende a rifulgere come un gioiello di carne…

(Yukio Mishima)


setsuko

 

 

 

(immagine dal web)

Annunci

Due ore di lucidità


La rapidità con cui una notizia viene fornita dà l’illusione di vivere al centro degli avvenimenti, ma significa soltanto che siamo sottoposti a una propaganda ancora più intensa.

Quando gli avvenimenti sono istantanei e appassionanti, ci lasciamo trascinare dal loro flusso.
Secondo me la superficialità, non la rapidità, incide sulla percezione del presente.

Ma si fa di tutto per cancellare ogni memoria.

(Noam Chomsky, da “Due ore di lucidità”)


anna-3nuovo-concetto-di-informazione

 

 

 

(immagine dal web)

 

The Lady of Shalott

Video

 

Loreena McKennitt – (Testo originale qui)

Lungo l’altra sponda del fiume si estendono
Lunghi campi di orzo e di segale
Che rivestono il mondo e incontrano il cielo
E attraverso i campi corre la strada fino
A Camelot dalle molte torri
E su e giù la gente va e viene
Mentre contemplano i luoghi in cui i gigli ondeggiano
Attorno vi è un isola, più in basso
L’isola di Shalott

Salici pallidi, pioppi tremuli,
Lievi brezze al crepuscolo e brividi
Attraverso l’onda che sempre scorre
Oltre l’isola nel fiume
Che fluisce verso Camelot
Quattro mura grigie, quattro torri grige
Si affacciano su un prato di fiori
E la silenziosa isola si inchina
La Signora di Shalott

Solo i mieitori, per la prima mietitura
Nel mezzo dell’orzo barbuto
Riescono a sentire una canzone che riecheggia lieta
Dal fiume ondeggiando chiaramente
Giù verso Camelot turrita
E al sorgere della luna il mietitore stanco
Mentre ammucchia i covoni sulle colline ariose
Ascoltando, sussurra: “Questa è la fata
La Dama di Shalott”

Dove lei intreccia tra notte e giorno
Una magica tela con colori allegri
Lei sentì un sussurro pronunciato
Guai a lei se fosse rimasta
A guardare giù verso Camelot
Lei non sapeva cosa potesse essere quella sciagura
E così intrecciava assiduamente
E poco altro le importava
La Dama di Shalott

E muovendosi attraverso uno specchio lucido
Che rimane agganciato di fronte a lei per tutto l’anno
Le ombre del mondo appaiono
Lì lei vede la strada vicina
Che conduce giù a Camelot
E talvolta attraverso lo specchio blu
I cavalieri giungono a coppie
Lei non ha un cavaliere a lei fedele e leale
La Dama di Shalott

Ma nella sua tela lei ancora si diletta
Ad intrecciare le sue magiche visioni dello specchio
Così spesso nelle notti silenziose
Un funerale, con pennacchi e luci
E musica, che giunge da Camelot
O quando la Luna era alta nel cielo
Giunsero due giovani amanti appena sposati
“Sono stanca delle ombre” disse
la Dama di Shalott

A un tiro di freccia dal suo cornicione
Lui cavalcava attraverso i covoni di orzo
Il sole filtrava accecante attraverso il fogliame
E splendeva sui gambali di ottone
Del coraggioso Sir Lancillotto
Un cavaliere crociato in ginocchio per sempre
Davanti a una dama sul suo scudo
Che brillava sui campi dorati
Nei pressi della remota Shalott

La sua fronte ampia e chiara scintillò al sole
Con zoccoli bruniti trottava il ​​suo cavallo di battaglia
Da sotto il suo elmo fluirono
I suoi riccioli neri come il carbone mentre cavalcava
Mentre tornava a cavallo a Camelot
Dalla riva e dal fiume
Egli brillò nello specchio di cristallo
“Tirra Lirra” presso il fiume
Cantava Sir Lancillotto

Lei abbandonò la rete, lasciò il telaio
Fece tre passi attraverso la stanza
Vide lo sbocciare dei gigli d’acqua
Vide l’elmo e il pennacchio
Guardò verso Camelot
La tela volà via fluttuando
Lo specchio s’incrinò da una parte all’altra
“La sventura si è riversata su di me” gridò
La Dama di Shalott

Nel vento dell’est tempestoso e forte
I boschi giallo pallido svanivano
L’ampio fiume nei suoi argini si lamentava
Dal cielo basso la pioggia cadde violentemente
Sulla turrita Camelot
Lei discese e trovò una barca
Sotto un salice lasciata ormeggiata
E intorno alla prua scrisse
La Dama di Shalott

E giù per il fiume, pallida superficie
Come un audace veggente in trance
Vedendo tutta la sua mala sorte
Con un’espressione vitrea
Lei posò gli occhi su Camelot
E al termine del giorno
Mollò gli ormeggi e si distese
L’ampio fiume la portò lontano
La Dama di Shalott

Sentirono un inno, doloroso, sacro
Cantato forte, cantato piano
Finché la sua barca venne congelata lentamente
E i suoi occhi oscurati del tutto
Mentre si voltava verso la turrita Camelot
Prima di raggiungere la corrente
La prima casa presso la sponda
Cantando la sua canzone lei spirò
La Dama di Shalott

Sotto la torre e il balcone
Oltre le mura con giardini e i portici
Una forma scintillante lei oltrepassò fluttuando
Pallore mortale tra le alte case
Silenzio a Camelot
Accorsero sul molo
Cavalieri e cittadini, Signori e Dame
E sulla prua lessero il suo nome
La Dama di Shalott

Chi è costui? E cosa ci fa qui?
E nel posto illuminato lì accanto
Morì il suono dell’incoraggiamento regale
Ed essi furono pervasi dal timore
Tutti i cavalieri di Camelot
Ma Lancillotto riflettè un attimo
Egli disse: “Lei aveva un volto da amare
Dio nella sua Bontà le concesse grazia
La Dama di Shalott”

(dal poema romantico di Alfred Tennyson)

 

JOHN WILLIAM WATERHOUSE - The Lady of Shalott

JOHN WILLIAM WATERHOUSE – The Lady of Shalott

 

 

 

(immagine dal web)

 

Anima potente

POTENTE

Solo un’anima potente sa offrire amore.
Solo un’anima potente può permettersi di essere umile.
Se siamo deboli, poi diventiamo egoisti.
Se siamo vuoti, prendiamo;
ma se siamo pieni, automaticamente diamo a tutti.
Questa è la nostra natura.

(Dadi Prakashmani)

 

 

 

(immagine dal web)

Ancora mi sollevo

donna

Puoi svalutarmi nella storia
Con le tue amare, contorte bugie;
Puoi schiacciarmi a fondo nello sporco
Ma ancora, come la polvere, mi solleverò

La mia presunzione ti infastidisce?
Perché sei così coperto di oscurità?
Perché io cammino come se avessi pozzi di petrolio
Che pompano nel mio soggiorno

Proprio come le lune e come i soli,
Con la certezza delle maree,
Proprio come le speranze che si librano alte,
Ancora mi solleverò

Volevi vedermi distrutta?
Testa china ed occhi bassi?
Con le spalle che cadono come lacrime,
Indebolita dai miei pianti di dolore?

La mia arroganza ti offende?
Non prenderla troppo male
Perché io rido come se avessi miniere d’oro
Scavate nel mio giardino

Puoi spararmi con le tue parole,
Puoi tagliarmi coi tuoi occhi,
Puoi uccidermi con il tuo odio,
Ma ancora, come l’aria, mi solleverò.

La mia sensualità ti disturba?
Ti giunge come una sorpresa
Che io balli come se avessi diamanti
Al congiungersi delle mie cosce?

Fuori dalle capanne della vergogna della storia
Io mi sollevo
In alto, da un passato che ha radici nel dolore
Io mi sollevo
Io sono un oceano nero, agitato ed ampio,
Sgorgando e crescendo io genero  nella marea.

Lasciando dietro notti di terrore e paura
Io mi sollevo
In un nuovo giorno che è meravigliosamente limpido
Io mi sollevo
Portando i doni giunti dai miei antenati,
Io sono il sogno e la speranza dello schiavo.
Io mi sollevo
Io mi sollevo
Io mi sollevo

(Maya Angelou)

 

 

 

(immagine dal web)

Eppure sentire (un senso di te)

Video


Elisa

A un passo dal possibile
A un passo da te
Paura di decidere
Paura di me

Di tutto quello che non so
Di tutto quello che non ho

Eppure sentire
Nei fiori tra l’asfalto
Nei cieli di cobalto c’è…
(Eppure sentire)
Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio c’è…
Un senso di te
C’è un senso di te

Eppure sentire
Nei fiori tra l’asfalto
Nei cieli di cobalto c’è
(Eppure sentire)
Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio c’è…
Un senso di te
C’è un senso di te
(Eppure sentire)
Un senso di te
C’è un senso di te

 

Come farti capire?

mario

Come farti capire che c’è sempre tempo?
Che uno deve solo cercarlo e darselo,
Che nessuno stabilisce norme salvo la vita,
Che la vita senza certe norme perde forma,
Che la forma non si perde con l’aprirci,
Che aprirci non è amare indiscriminatamente,
Che non è proibito amare,
Che si può anche odiare,
Che l’odio e l’amore sono affetti,
Che l’aggressione è perché sì ferisce molto,
Che le ferite si rimarginano,
Che le porte non devono chiudersi,
Che la maggiore porta è l’affetto,
Che gli affetti ci definiscono,
Che definirsi non è remare contro corrente,
Che non quanto più forte si fa il segno più lo si scorge,
Che cercare un equilibrio non implica essere tiepido,
Che negare parole implica aprire distanze,
Che trovarsi è molto bello,
Che il sesso fa parte del bello della vita,
Che la vita parte dal sesso,
Che il “perché” dei bambini ha un perché,
Che voler sapere di qualcuno non è solo curiosità,
Che volere sapere tutto di tutti è curiosità malsana,
Che non c’è nulla di meglio che ringraziare,
Che l’autodeterminazione non è fare le cose da solo,
Che nessuno vuole essere solo,
Che per non essere solo devi dare,
Che per dare dovemmo prima ricevere,
Che affinché ci dìamo bisogna sapere anche come chiedere,
Che sapere chiedere non è regalarsi,
Che regalarsi è, in definitiva, non amarsi,
Che affinché ci vogliano dobbiamo dimostrare che cosa siamo,
Che affinché qualcuno “sia” bisogna aiutarlo,
Che aiutare è potere incoraggiare ed appoggiare,
Che adulare non è aiutare,
Che adulare è tanto pernicioso come girare la faccia,
Che faccia a faccia le cose sono oneste,
Che nessuno è onesto perché non ruba,
Che quello che ruba non è ladro per suo piacere,
Che quando non c’è piacere nelle cose non si sta vivendo,
Che non ci si deve dimenticare che esiste la morte,
Che si può essere morto in vita,
Che si sente col corpo e la mente,
Che si ascolta con le orecchie,
Che costa essere sensibile e non ferirsi,
Che ferirsi non è dissanguarsi,
Che alziamo muri per non essere feriti,
Che chi semina muri non raccoglie niente,
Che quasi tutti siamo muratori di muri,
Che sarebbe meglio costruire ponti,
Che su di essi si va all’altro lato e si torna anche,
Che ritornare non implica retrocedere,
Che retrocedere può essere anche avanzare,
Che non per il molto portarsi avanti si leva prima il sole,
Come farti sapere che nessuno stabilisce norme salvo la vita?
Come farti sapere che c’è sempre tempo?

(Mario Benedetti)

 

 

 

(immagine dal web)

On the road

Citazione


Ecco i pazzi. Il disadattati. I ribelli. I facinorosi. Le spine nei fori quadrati. Quelli che vedono le cose diverse.
Non sono appassionati di regole. E non hanno alcun rispetto per lo status quo.
Si possono citare, essere in disaccordo con loro, glorificarli o denigrarli.

L’unica cosa che non si può fare è ignorarli.
Perché cambiano le cose. Spingono la razza umana nel futuro.
Mentre alcuni possono vederli come pazzi, noi li vediamo come geni.
Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, sono quelli che lo fanno davvero.

(Jack Kerouac)


JOHN LENNON WALL - PRAGA A conferma delle parole di Kerouac. Gli studenti graffittavano il muro e il regime lo copriva. Ma ogni volta gli studenti lo ricoloravano nuovamente, di volta in volta, senza mai smettere. E intanto il regime crollava.  Un giorno dopo l'altro, un graffito dopo l'altro...

JOHN LENNON WALL – PRAGA
A conferma delle parole di Kerouac.
Gli studenti manifestavano il dissenso con i graffiti sul muro e il regime li copriva.
Ma ogni volta gli studenti lo rifacevano nuovamente, di volta in volta, senza mai smettere.
E intanto il regime crollava.
Un giorno dopo l’altro, un graffito dopo l’altro…

 

 

(immagine dal web)

Dare

1521231_272858512862576_2104892733_n

Un’altra alba alla speranza
lasciare che la corrente la trasporti
vela del mio mare

Un nuovo cielo all’immaginazione
lasciare che spieghi le ali
volo del mio oggi

Un ritrovato abbraccio all’anima
lasciare che il calore la raggiunga
voce dei miei pensieri

Un inaspettato colore alle lacrime
lasciare che dissetino la mia terra
velo delle mie amarezze

Una quieta malinconia al mio ieri
lasciare che mi abbandoni oggi
vita del mio domani.

 

 

 

(immagine dal web)

The Two Trees

Video

Loreena McKennitt – (Testo originale qui)

Fissa lo sguardo nel tuo cuore, mio adorato
Là cresce l’albero santo
Dalla gioia hanno origine i sacri rami
E tutti i tremuli fiori che producono
I colori cangianti dei suoi frutti
Hanno dotato di una luce armonica le stelle
La garanzia della sua radice nascosta
Ha impresso la quiete nella notte;
L’agitarsi della sua chioma frondosa
Ha dato alle onde la loro melodia
E sposato le mie labbra con la musica
Mormorando per te una canzone di mago.
Là i figli di Giove compongono un cerchio
Il cerchio di fuoco dei nostri giorni,
Ruotando, ergendosi su e giù
In quelle grandi vie frondose inconsapevoli;
Ricordando la chioma scossa
E il guizzare dei sandali alati
I tuoi occhi crescono pieni di tenera cura;
Fissa lo sguardo nel tuo cuore, mio adorato

Non volger l’occhio nello specchio amaro,
Che i demoni, con la loro astuzia sottile,
Mettono davanti a noi quando passano,
O guardalo solo per poco tempo,
Perché vi cresce un’immagine fatale
Che la notte tempestosa accoglie,
E radici mezzo nascoste sotto le nevi,
Rami spezzati e foglie annerite.
Perché le cose malate portano sterilità.
Nello specchio fioco che portano i demoni
Specchio della stanchezza esteriore
Realizzato quando Dio dormì nei tempi antichi.
Là, attraverso i rami spezzati, vanno
I corvi dal pensiero senza riposo;
Volando, gridando, su e giù
Artiglio crudele e famelica gola
Oppure si fermano e annusano il vento,
E agitano le logore ali: ahimè!
I tuoi gentili occhi diventano scortesi
Non volger più l’occhio nello specchio amaro.

Fissa lo sguardo nel tuo cuore, mio adorato
Là cresce l’albero santo
Dalla gioia hanno origine i sacri rami
E tutti i tremuli fiori che producono
Ricordando la chioma scossa
E il guizzare dei sandali alati
I tuoi occhi crescono pieni di tenera cura;
Fissa lo sguardo nel tuo cuore, mio adorato

 

mc

 


Avvolgente e toccante crescendo dell’anima, questa ballata, totale armonia e dolcezza di archi e tastiere, aperto dalle emozionantissime Uilleann Pipes irlandesi.
Poesia purissima…

 

Lettera d’amore

10173694_788103347874582_2585171886131267643_n

Non è facile dire il cambiamento che operasti.
Se adesso sono viva, allora ero morta
anche se, come una pietra, non me ne curavo
e me ne stavo dov’ero per abitudine.
Tu non ti limitasti a spingermi un po’ col piede, no,
e lasciare che rivolgessi il mio piccolo occhio nudo
di nuovo verso il cielo, senza speranza, è ovvio,
di comprendere l’azzurro, o le stelle.
Non fu questo. Diciamo che ho dormito: un serpente
mascherato da sasso nero tra i sassi neri
nel bianco iato dell’inverno,
come i miei vicini, senza trarre alcun piacere
dai milioni di guance perfettamente cesellate
che si posavano a ogni istante per sciogliere
la mia guancia di basalto. Si mutavano in lacrime,
angeli piangenti su nature spente,
Ma non mi convincevano. Quelle lacrime gelavano.
Ogni testa morta aveva una visiera di ghiaccio.
E io continuavo a dormire come un dito ripiegato.
La prima cosa che vidi fu l’aria, aria trasparente,
e le gocce prigioniere che si levavano in rugiada
limpide come spiriti. Tutt’intorno giacevano molte
pietre stolide e inespressive,
Io guardavo e non capivo.
Con un brillio di scaglie di mica, mi svolsi
per riversarmi fuori come un liquido
tra le zampe d’uccello e gli steli delle piante
Non m’ingannai. Ti riconobbi all’istante.
Albero e pietra scintillavano, senz’ombra.
La mia breve lunghezza diventò lucente come vetro.
Cominciai a germogliare come un rametto di marzo:
un braccio e una gamba, un braccio, una gamba.
Da pietra a nuvola, e così salii in lato.
Ora assomiglio a una specie di dio
e fluttuo per l’aria nella mia veste d’anima
pura come una lastra di ghiaccio. È un dono.

(Sylvia Plath)

 

 

(immagine dal web)

Perduto

Ornella Vanoni

Io posso scordarti
seguendo la rotta
di un passero muto
Io posso allearmi
a gente diversa
che tu non conosci
Mi posso riempire di amori sfiniti
che non ho voluto
e sola di notte sentirmi morire
e non chiederti aiuto

Io posso scordarti
facendo ogni giorno una torta diversa
Io posso scordarti
passando le ore a contarmi le dita
Mi posso stancare
e arrivare alla notte più morta che viva
e poi nel mio letto confondere i sogni nel rosso del vino
Ce la farò a non soffrire più
a non parlare più da sola
Ce la farò a non pensare a te
a non volerti più
perduto…

Io posso scordarti
seguendo la rotta
di un passero muto
Io posso allearmi
a gente diversa
che tu non conosci
Mi posso riempire di amori sfiniti
che non ho voluto
e sola di notte sentirmi morire
e non chiederti aiuto

Ce la farò a non soffrire più
a non parlare più da sola
Ce la farò a non pensare a te
a non volerti più
perduto…

 

 

.

Inception


È disposto a fare un atto di fede?
O preferisce diventare un vecchio pieno di rimpianti,
che aspetta la morte da solo? (Mr. Saito)


Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale? No, un’idea. Persistente, contagiosa…
Una volta che si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla. Un’idea pienamente formata, compresa, si avvinghia qui dentro, da qualche parte.



Inception, il sogno condiviso.
Questa è la sola verità che possediamo.

 

inception

 

 

(immagine dal web)

 

 

 

 

L’uomo di vetro

Citazione


Sento forte il desiderio di svelare la mia fragilità,
di mostrarla a tutti coloro che mi incontrano, che mi vedono,
come fosse la mia principale identificazione di uomo, di uomo in questo mondo.

Un tempo mi insegnavano a nascondere le debolezze, a non far emergere i difetti,
che avrebbero impedito di far risaltare i miei pregi e di farmi stimare.

Adesso voglio parlare della mia fragilità, non mascherarla,
convinto che sia una forza che aiuta a vivere.
«Fragilità» ha la stessa radice di frangere, che significa rompere…

(Vittorino Andreoli)


 

Uomo fragile - Armida Levoni

Uomo fragile – Armida Levoni

 

 

 

 

(immagine dal web)