Prima del principio

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Rumori confusi, incerto chiarore.
Inizia un nuovo giorno.
È una stanza in penombra
e due corpi distesi.
Nella fronte mi perdo
in un pianoro vuoto.
Già le ore affilano rasoi.
Ma al mio fianco tu respiri;
intimamente mia eppur remota
fluisci e non ti muovi.
Inaccessibile se ti penso,
con gli occhi ti tocco,
ti guardo con le mani.
I sogni ci separano
ed il sangue ci unisce:
siamo un fiume di palpiti.
Sotto le tue palpebre matura
il seme del sole.
Il mondo
non è ancora reale,
il tempo è dubbio:
solo il calore
della tua pelle è vero.
Nel tuo respiro ascolto
la marea dell’essere,
la sillaba scordata del Principio.

(Octavio Paz)

 

 

(immagine dal web)

 

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Se sarai con me

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Amami per ciò che vedi ad occhi chiusi
o per quello che senti quando resto in silenzio.
Lo stesso farò io camminandoti accanto.
E se sarai con me,
ti insegnerò a volare e tu mi insegnerai a restare.

(Preghiera indiana)

 

 

 

(immagine dal web)

 

 

 

 

da Miseria della filosofia

Citazione


Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio.

È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.

(Karl Marx)


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(immagine dal web)

 

 

 

Nella stagione del sogno

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Abbiamo dimenticato i nostri nomi
e i nostri pronomi si confondono
e si intrecciano…
Octavio Paz

La tua pioviggine e la mia nebbia
La tua allegria e i miei occhi
I tuoi occhi e il mio ventre
Le mie mani e il tuo corpo
In questa stagione di un solo sogno
Mio dono di acqua trasparente
Tu fuoco
spirale nelle mie viscere

(María Clara González)

 

 

(immagine dal web)

 

Scene – Memorie

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Legato mani e piedi
a un letto di ferro
e le catene
costringono il corpo all’immobilità

Corvi attorno a me
vogliono straziarmi
Sono schiavi dei tiranni
e hanno sembianze umane

Con legni percuotono le piante dei miei piedi
mi spengono sigarette sul corpo
sul mio viso insanguinato
appoggiano le canne delle loro pistole
e urlano senza fine
Mi insultano e gridano minacce

Loro che hanno disertato
chiamano me disertore
Loro che hanno tradito
dicono a me traditore
Loro su cui il Popolo sputerà domani
sputano su di me
Mi chiamano puttana
incapaci di vedere
la forza interiore e la verità
nelle ingiurie e nell’ira di me incatenato
Mi chiamano puttana
e la frusta
lascia segni sul mio corpo
ferite nuove
ferite che si spalancano incredule

Sulla camicia di carne
i rivoli di sangue
cambiano colore
Ma continuano a picchiare
e ogni tanto
con nuove torture cercano
di gonfiare il dolore

Le mani che mi tappavano
il naso e la bocca
le mordevo
Ma adesso
che una coperta mi avvolge la testa
il cielo
scende sui miei occhi
colmo di stelle
E sul mio petto
crollano montagne
sirene allucinanti
fischiano nelle orecchie.

Il corpo sussulta senza speranza
per un po’ d’aria
Immerso nel sudore
Per un po’ d’aria
Per un po’ d’aria
un po’ d’aria soltanto…

suoni e risate
insulti miserabili e vili
Ma perché?
Palpano i coglioni dell’Incatenato
Senza avere fretta…

Mi spiegano cosa faranno
senza avere fretta…

Aprono cassetti
ne estraggono aghi
senza avere fretta…

Qualcuno di loro
(come sempre)
mi… consiglia
(recita la parte da buono)
Ma ormai non lo ascolto neanche
e così cominciano

Mi infilano dentro l’uretra un ago
(sottilissimo, di ferro)
Brividi in tutto il corpo
l’altro estremo dell’ago
ora lo riscaldano…

I lamenti
le risate sommesse
Le risate ascoltate
le loro risate…

Senza voce, stanchi, sudati
incapaci di inventarsi altro
Tutti insieme
mi colpiscono gridando…

Una macchina vicino muggisce
e solo una voce umana
s’ascolta nel tumulto
Una radio

Come impazziti mi percuotono
con le mani e con i piedi
Tutti insieme…

Sui muri e sul pavimento
si proiettano fiori di fuoco
Fiamme di un altro mondo
Ballano ritmi sfrenati
tutto gira
e presto si perde…

Mi ritrovo in un’altra stanza
piccolo il cambiamento
le catene mi fanno ancora compagnia
Le facce sfocate
spine d’odio
si piegano verso di me
Cresce il tono delle loro voci

E nuove facce con quelli
Ma tutte uguali le espressioni
E uguali le uniformi
cos’è che si trova
sul risvolto dell’uniforme
qualche antico simbolo?
Di Ippocrate
Hanno dimenticato il giuramento….

Scene di vita
Ombre nere
scene che ho vissuto
Ma quale ricordare per prima?
La memoria dolore
La solitudine?
Dolore anch’essa
Dolore compagno del dolore
È la nostra vita

(Alekos Panagulis, Dicembre 1971)

 

 

 

 

(immagine dal web)

Il mio indirizzo

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Un fiammifero come penna
sangue colato sul pavimento come
inchiostro l’involucro dimenticato di una benda
come pagina bianca
Ma cosa scrivo?
Forse ho solo tempo per il mio
Indirizzo
Strano, l’inchiostro si è rappreso
Vi scrivo da un carcere
in Grecia

(Alekos Panagulis, Giugno 1971)

 

 

 

 

(immagine dal web)

Abbiate paura della paura

Citazione


L’aspirazione degli uomini verso ciò che rappresenta civiltà è nata in quel primo luogo-spirito di libertà che è la Grecia.
Nessun altro paese del mondo, in quei secoli lontani, sapeva ancora che cosa fosse la libertà.
La Grecia lo sapeva, e lo sapeva in segni che durano ancora per dire agli uomini che la libertà è tutto, è tutto se si vuole essere uomini.
E lo fa anche per trarre una lezione alta di moralità dagli eventi nell’Atene di tanti secoli dopo.
Bisogna stimolare i giovani a non avere paura.
La paura è lo stato d’animo che determina le peggiori conseguenze. Basta che s’insinui la paura perché un popolo perda la libertà. Abbiate paura della paura.

(Giuseppe Ungaretti)


(FILE)-Picture taken late 09 October 200

 

 

 

 

(immagine dal web)

Grecia, 1970

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Atene, Grecia, segreto, vertice
di favola incastonata dentro il topazio che l’inanella.

Sul proprio azzurro insorta
in minimi
limiti, per essere misura, libertà
della misura, libertà di legge che
a sé liberi legge.

Sino dal mare,
dal cielo al mare,
liberi l’umano vertice,
le legge di libertà, dal mare al cielo.

Non saresti più, Atene, Grecia,
che tana di dissennati? Che
terra della dismisura, Atene,
mia, Atene occhi aperti,
che a chi aspirava all’umana
dignità, apriva gli occhi

Ora, mostruosa accecheresti?
Chi ti ha ridotta a tale,
quali mostri?

(Giuseppe Ungaretti)

 

 

 

(immagine dal web)