Scrivere, scriverti, ritrarti

Amoredisperato

Scrivere, scriverti, ritrarti.
Impregnarti i capelli di tutte le parole trattenute, sospese nell’aria, nel tempo,
in quel ramo di cortés carico di fiori gialli
la cui bellezza mi fa rizzare i capelli quando scendo
sola per strada pensierosa.
Definire il mistero,
il momento preciso della scoperta, l’amore,
questa sensazione d’aria compressa
dentro il corpo sinuoso,
l’esplosiva felicità che mi fa piangere e mi colora
gli occhi, la pelle, i denti, mentre divento
fiore, edera, castello, poesia, tra le tue mani che mi
accarezzano e mi sfogliano, facendo sorgere parole,
sconvolgendomi tutta, grondante del mio
passato, della mia infanzia, di ricordi felici,
di sogni, di mare che si infrange
contro gli anni, sempre
più bello e più grande,
più grande e più bello.
Come posso ghermire l’illusione, stringerla tra le mani e
liberarla davanti a te come una colomba felice
che voli via
a scoprire la terra dopo il diluvio; scoprirti fin
nelle pieghe più sconosciute, impregnandomi di te
lentamente, come una carta assorbente,
perdendomi,
perdendoci tutti e due, nel mattino in cui
abbiamo fatto l’amore
con tutto il sonno, l’odore, il sudore della notte
salata sui nostri corpi, inzuppandoci d’amore,
facendolo grondare in grandi immense onde,
immergendoci nell’amore, bagnandoci con
l’amore che ci
soverchia.

(Gioconda Belli)

 

 

 

(immagine dal web)

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Nella stagione del sogno

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Abbiamo dimenticato i nostri nomi
e i nostri pronomi si confondono
e si intrecciano…
Octavio Paz

La tua pioviggine e la mia nebbia
La tua allegria e i miei occhi
I tuoi occhi e il mio ventre
Le mie mani e il tuo corpo
In questa stagione di un solo sogno
Mio dono di acqua trasparente
Tu fuoco
spirale nelle mie viscere

(María Clara González)

 

 

(immagine dal web)

 

La marionetta

Marionette

 

Se per un istante Dio si dimenticherà che
sono una marionetta di stoffa e
mi regalerà un poco di vita, probabilmente non
direi tutto quello che penso,
ma in definitiva penserei tutto quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono,
ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più,
capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli
occhi, perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei avanti quando gli altri si fermano,
starei sveglio quando gli altri dormono,
ascolterei quando gli altri parlano e
come gusterei un buon gelato al cioccolato!!
Se Dio mi regalasse un poco di vita,
vestirei semplicemente,
mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente
il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei
il mio odio sul ghiaccio e
aspetterei che si sciogliesse al sole.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh
sopra le stelle un poema di Benedetti
e una canzone di Serrat sarebbe la serenata
che offrirei alla luna.
Innaffierei con le mie lacrime le rose,
per sentire il dolore delle loro spine
e il carnoso bacio dei loro petali…
Dio mio, se io avessi un poco di vita…
Non lascerei passare un solo giorno
senza dire alle persone che amo,
che le amo. Convincerei tutti gli uomini e le donne
che sono i miei favoriti e
vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini proverei
quanto sbagliano al pensare
che smettono di innamorarsi
quando invecchiano, senza sapere
che invecchiano quando smettono di innamorarsi.
A un bambino gli darei le ali,
ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Agli anziani insegnerei
che la morte non arriva con la vecchiaia
ma con la dimenticanza.
Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!
Ho imparato che tutto il mondo ama vivere
sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità
sta nel risalire la scarpata.
Ho imparato che
quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno,
per la prima volta, il dito di suo padre,
lo tiene stretto per sempre.
Ho imparato che un uomo
ha il diritto di guardarne un altro
dall’alto al basso solamente
quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose
che ho potuto imparare da voi,
ma realmente,
non mi serviranno a molto,
perché quando mi metteranno
dentro quella valigia,
infelicemente starò morendo.

(Gabriel Garcia Marquez)

 

 

 

(immagine dal web)

Preghiera

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La tua pelle
la saggezza della tua pelle
recondita freschezza
la malattia della tua pelle
antidoto
risurrezione umida
le parole della tua pelle
rauca grave e oscura
il territorio della tua pelle
sconosciuta
la tua pelle leggiadra
precisa pelle
le cicatrici
e il pianto della tua pelle
mogano
la pelle più segreta
il miraggio della tua pelle
risvegliata tortura
la pietà generosa
della tua pelle
sensibile
i nervi della tua pelle
fino a dire basta
fino a riempire la stanza
invadere la città
coprire tutto quello che
guardo
vedo
tocco.

(Juan Gustavo Cobo Borda)

 

 

 

(immagine dal web)